Una presenza diffusa e un impegno riconoscibile, ma ancora segnato da limiti strutturali. È il quadro che emerge dal monitoraggio Contrasto alla violenza di genere e ruolo del terzo settore promosso da CSVnet  e condotto con il coordinamento del Csv Molise insieme a una rete di Centri di servizio del Sud Italia, tra cui il CSV Taranto ETS. 

L’indagine, che ha coinvolto 191 enti del terzo settore, restituisce una fotografia articolata del contributo delle organizzazioni non profit nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno, mettendo in luce allo stesso tempo le criticità che ne riducono l’efficacia.

A colpire è innanzitutto il dato sulla partecipazione: oltre tre quarti dei questionari sono stati compilati dai presidenti delle associazioni, segnale di un coinvolgimento diretto delle leadership. Più della metà degli enti rispondenti, il 57,6 per cento, dichiara di occuparsi esplicitamente di violenza di genere. Una quota significativa, ma non totalizzante: una parte consistente del terzo settore resta ai margini del tema, pur operando in ambiti strettamente connessi come il disagio sociale, l’inclusione o il lavoro con i minori.

Le differenze territoriali sono marcate. In alcune aree della Puglia e della Campania l’impegno appare capillare, con percentuali che sfiorano la totalità degli enti attivi. In Molise, invece, la presenza è più contenuta in termini numerici, ma si accompagna a una buona capacità di relazione con le istituzioni e a un forte radicamento locale. Un quadro che conferma come il livello di attivazione non sia omogeneo e dipenda molto dai contesti.

Sul piano delle attività, emerge una prevalenza netta di interventi orientati alla prevenzione e alla sensibilizzazione. Gli enti lavorano soprattutto con la cittadinanza nel suo complesso e con i giovani, affiancando iniziative rivolte alle donne e, in misura più limitata, agli uomini e alle comunità LGBTQIA+. La forma più diffusa resta quella degli incontri pubblici, dei percorsi formativi e delle campagne culturali. Più rari sono invece i servizi specialistici, che richiedono competenze professionali e continuità organizzativa.

È proprio sul terreno delle risorse che si concentra una delle principali fragilità. La maggior parte degli enti si regge su finanziamenti pubblici, provenienti in larga parte da livelli regionali e nazionali, con un contributo più limitato di fondi comunali ed europei. Le entrate private restano marginali, rendendo il sistema esposto a incertezza e discontinuità. Una condizione che incide direttamente sulla capacità di programmare interventi nel medio-lungo periodo.

Se da un lato la collaborazione tra soggetti appare ormai diffusa – con la grande maggioranza degli enti che dichiara di operare in rete con scuole, amministrazioni locali, forze dell’ordine e centri antiviolenza – dall’altro queste relazioni sono spesso poco formalizzate e non sempre si traducono in un coordinamento stabile.

Non sorprende quindi che la valutazione complessiva espressa dagli stessi enti sia piuttosto critica. Oltre il 60% ritiene insufficienti le azioni di contrasto attualmente presenti sui territori. A pesare sono soprattutto la frammentazione dei servizi, la difficoltà per le vittime di orientarsi tra le opportunità disponibili e una comunicazione che fatica a raggiungere in modo efficace la cittadinanza.

Il monitoraggio restituisce così l’immagine di un terzo settore attivo ma ancora fortemente basato sul volontariato, con una presenza limitata di figure professionali specializzate. Una condizione che, insieme alla dipendenza dai finanziamenti pubblici e alla debolezza dei meccanismi di coordinamento, contribuisce a definire un sistema che funziona, ma con margini evidenti di miglioramento.

In questo contesto, il ruolo dei Centri di servizio per il volontariato si colloca soprattutto sul piano del supporto alle reti e della connessione tra enti e istituzioni. Il nodo, però, resta quello di un salto di qualità complessivo: trasformare un insieme di esperienze diffuse in un sistema più strutturato, capace di garantire continuità, accessibilità e maggiore efficacia nel contrasto alla violenza di genere.

Gli altri CSV del SUd coinvolti: Csv Brindisi Lecce, Csv Foggia, Csv Bari, Csv Basilicata, Csv Salerno e Csv Napoli.

 

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Fonte: Clara Capponi CSVnet